Turismo birrario: per un nuovo approccio al racconto del territorio

Luglio 16, 2026
di Aristodemo Pellegrino

Il caso Birre d’autore a Novoli: quando la birra artigianale diventa strumento di analisi storica e culturale.

Occasioni mancate

Negli ultimi anni il turismo birrario in Italia vive una trasformazione radicale che sta favorendo il superamento di cliché legati alla mera ricerca di svago o all’interesse di una nicchia esclusiva. La tendenza attuale vede  sempre più spesso i birrifici trasformarsi in veri e propri centri di attrazione. Il visitatore cerca il legame con la terra: la visita non si esaurisce nella sala cotte, ma si estende anche al campo di orzo o al luppoleto, così  da offrire una maggiore comprensione della filiera, dalla terra al bicchiere. La visione della birra industriale globalizzata sta pian piano lasciando spazio a prodotti che sempre più esprimono il terroir. I birrifici italiani puntano sempre più spesso su ingredienti locali e materie prime del territorio.

Anche l’editoria di settore, negli ultimi anni, sta vivendo una stagione vivace, basti pensare alla Guida alle Birre d’Italia di Slow Food o alla recente collana in quattro volumi Turismo Birrario: Guida per viaggiatori in fermento o ancora al testo Una birra lunga un anno – In viaggio tra i birrifici della provincia di Pesaro-Urbino. Eppure nonostante questo fermento emerge un netto limite strutturale: la birra artigianale viene ancora troppo spesso raccontata dentro una bolla autoreferenziale, faticando a integrarsi organicamente con il patrimonio storico, monumentale e paesaggistico del territorio che la ospita.

La maggior parte delle pubblicazioni recenti sul turismo brassicolo adotta una struttura a compartimenti stagni. Si tende a prediligere la schedatura tecnica (il birrificio, l’impianto, le etichette prodotte, le note di degustazione) relegando il contesto a un mero contorno estetico. Oppure vengono semplicemente indicati dei luoghi da visitare nei pressi del birrificio di turno, senza riuscire a sfruttare le potenzialità di questo connubio.

Rispetto a tanti altri Paesi, l’Italia ha una marcia in più proprio nella stratificazione storica. Eppure, queste pubblicazioni faticano a legare la birra alla micro-storia dei territori.

Mentre nel mondo del vino l’abbinamento tra vitigno, suolo, monumenti e dinastie storiche (es. i Medici e il Chianti, o i Savoia e il Barolo) è ormai parte del racconto naturale, nella birra questo non accade, nonostante le occasioni in tal senso non manchino.

Altri approcci

Ritengo che questo scollamento sia legato a differenti fattori. Innanzitutto chi scrive queste guide è spesso un degustatore, un giudice birrario o un giornalista gastronomico. Ha competenze eccezionali sulla qualità del prodotto nel bicchiere, ma raramente possiede un background da storico dell’arte, geografo archeologo o divulgatore culturale. Altro elemento da prendere in considerazione é la giovinezza del movimento artigianale: rispetto al vino o all’olio, infatti, la birra artigianale in Italia ha solo trent’anni di vita. Essendo un movimento “giovane”, ha dovuto prima concentrarsi sulla legittimazione del prodotto (spiegare cos’è la birra artigianale, combattere i pregiudizi industriali) e solo ora sta iniziando a guardarsi intorno. Altra pecca da rilevare é la mancanza di sinergia istituzionale tra  assessorati al turismo e i birrifici. Le guide riflettono questo isolamento che si traduce nell’assenza di itinerari integrati scritti a quattro mani tra storici locali e addetti ai lavori del mondo brassicolo.

Personalmente sono convinto che il turismo birrario possa diventare un potente strumento di valorizzazione e narrazione territoriale, a condizione che si creino reti efficaci tra birrifici, operatori culturali, associazioni e istituzioni.

Se in passato la visita a un birrificio era limitata all’acquisto diretto o a un evento conviviale, oggi deve diventare parte integrante di un’esperienza turistica più ampia e consapevole.

Il consumatore odierno, sempre più informato, cerca sostanza. Il turismo birrario  deve essere capace di superare il marketing fine a se stesso per abbracciare l’analisi culturale. Come dimostrato con Birre d’Autore a Novoli, la birra viene proposta come elemento di un racconto più complesso che coinvolge la storia, le tradizioni  e le peculiarità del territorio. Non si tratta più solo di “bere bene”, ma di “comprendere il contesto” in cui si beve collegandolo al prodotto presente nel bicchiere, in un dialogo costante, arricchente, reciproco.

Nuove visioni

Le tendenze più recenti confermano che il valore aggiunto non risiede più soltanto nel prodotto, ma nella capacità di raccontarlo. La narrazione competente trasforma una pinta in un’esperienza memorabile e culturalmente densa. Seguendo questo nuovo approccio la produzione artigianale diventa la lente d’ingrandimento per osservare e valorizzare l’identità del territorio, rendendo l’esperienza turistica un percorso di scoperta consapevole e non una semplice parentesi di intrattenimento.

Occorre quindi un nuovo approccio al turismo birrario così  da favorire il passaggio  dal concetto di “andare a bere in un posto” a quello di “bere la storia di quel posto”.

Una proposta innovativa non dovrebbe limitarsi a indicare, ad esempio, il birrificio vicino al castello, o viceversa, ma dovrebbe strutturare l’itinerario affinché il monumento e la pinta si spieghino a vicenda, trovando fili conduttori, punti di contatto, suggestioni che permettano di dare spessore culturale al tutto.

In quest’ottica si colloca la rassegna Birre d’Autore, che nel terzo appuntamento della quarta edizione ha riproposto il tour guidato Frumenti e Fermenti, racconti sul culto mariano a Novoli tra pane e birra artigianale.

La narrazione ha preso avvio dalla tradizionale festa patronale di Maria SS. del Pane, e dal racconto della miracolosa apparizione mariana del 1707, andando ad indagare la storia di questo piccolo centro che ha nel culto mariano e nella coltura del frumento due pilastri  fondamentali. Le origini stesse del nome del paese rimanderebbero ai campi novali di epoca romana legati alla coltura dei cereali. Questi spunti hanno permesso la creazione di una narrazione nuova ed inedita capace di mettere insieme la storia, l’arte e le opere dei tanti storici e studiosi locali con il tema delle filiere della birra artigianale, tema portante di questa edizione della rassegna, declinata anche nella degustazione guidata di birre ottenute dall’utilizzo di frumento.

Il birraio e il birrificio

Ospite della serata il mastro birraio Donato di Palma del birrificio Birranova di Triggianello (BA) importante realtà di caratura nazionale, che, oltre a partecipare al tour, ha contribuito al dibattito successivo raccontando non soltanto la sua esperienza produttiva ma fornendo spunti molto acuti circa la narrazione legata al mondo della birra artigianale, evidenziandone i punti di forza e sottolineando i rischi dello storytelling propagandistico rispetto al fiorire di tante definizioni (birra agricola, contadina, 100% italiana) che creano nel consumatore finale confusione e diffidenza. Il dialogo con Donato di Palma ha permesso anche di raccontare l’esperienza Unionbirrai di Buona questa birra per celebrare i trent’anni del movimento, di accennare al mondo delle IGA e ai possibili sviluppi territoriali di questo stile.

Le birre e gli abbinamenti

La degustazione, come sempre accaduto per Frumenti e Fermenti, ha visto protagoniste birre con frumento.

La Margose pluripremiata birra simbolo del Birrificio Birranova, che nel 2026 ha compiuto 10 anni di produzione, celebre per essere definita “la birra con il mare dentro” in quanto prodotta con il 10% di acqua del mare adriatico purificata e una miscela equilibrata di malto d’orzo, malto di frumento e una percentuale di avena. Si ispira all’antico stile tradizionale tedesco delle Gose (birre storicamente salate e acidule originarie di Lipsia), reinterpretato dal mastro birraio Donato Di Palma in chiave spiccatamente pugliese.

In abbinamento a questa birra che ha saputo scuotere il mercato creando un vivo dibattito tra gli appassionati e non solo, un libro che ha saputo alimentare la discussione e la ricerca intorno al locale miracolo mariano del 1707. Si tratta di Operazione Giovanna, unica pièce teatrale del novolese Vito Pellegrino, ad essere scritta in italiano, pubblicata nel 1984.

La Arsa altra birra simbolo del Birrificio Birranova, particolarmente apprezzata per il suo profondo legame con la tradizione agricola pugliese. Una birra scura che guarda allo stile delle Schwarzbier e delle Rauchbier (birre affumicate) tedesche, caratterizzata dall’utilizzo del grano arso, ingrediente storico della cultura contadina della Capitanata e del Tavoliere delle Puglie. Il grano arso rievoca l’antica abitudine dei contadini meno abbienti che raccoglievano i chicchi di frumento rimasti a terra nei campi dopo la bruciatura delle stoppie, utilizzandoli poi per essere macinati. Nel caso dell’Arsa, il mastro birraio Donato Di Palma unisce questa materia prima territoriale ai celebri malti affumicati della zona di Bamberga, in Germania.

Birra che ha spinto il mastro birraio a perfezionarsi sempre più e che nel tempo ha visto alternarsi l’utilizzo di lieviti di alta e di bassa fermentazione. A questa referenza è stato associato il volume, edito nel 2021,  La Vergine di Novoli di Antonio Politi, storico novolese che ha dedicato quattro decadi ad indagare e ricostruire le vicende della popolana pulzella Giovanna..Indagine che nel tempo ha portato lo studioso a rivedere più volte le proprie tesi, rileggendole in base ai nuovi documenti e alle fonti via via riscoperte.

Positive le reazioni degli oltre 50 partecipanti che hanno apprezzato sia il tour che ha permesso loro di scoprire angoli e aspetti nascosti del paese, che le considerazioni e gli spunti condivisi con il mastro birraio. Molto apprezzata anche la degustazione guidata delle due birre che hanno saputo creare quei legami e quei rimandi tra i luoghi, le storie e gli ingredienti capaci di esaltare sapere, cultura e conoscenza, permettendo a Frumenti e Fermenti di confermarsi come percorso innovativo rispetto al turismo brassicolo e al racconto del territorio.

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