Guida Slow Food Alle Birre d’Italia 2027: in Puglia boccale mezzo pieno o mezzo vuoto?

Ottobre 20, 2026
di Aristodemo Pellegrino

Puntuale a cadenza biennale arriva la Guida Slow food alle Birre d’Italia. Quella del 2027, presentata a Brescia il 29 maggio scorso, rappresenta la decima edizione di questo utile strumento di conoscenza del comparto birra artigianale.

In occasione della presentazione della guida, per celebrare i trent’anni del movimento della birra artigianale italiana, Slow Food ha voluto lanciare anche il suo manifesto della birra Slow, uno strumento attraverso il quale sollecitare una riflessione sul futuro del settore, definendo come la birra debba essere prodotta, raccontata e consumata nei prossimi anni.

Il Manifesto

Interessanti e forieri di sicuri stimoli i punti chiave presenti in questo decalogo che possono essere così sintetizzati:

  • Qualità e Identità (Punti 1, 3): La birra artigianale deve essere eccellente e costante (pur rispettando la stagionalità), dotata di una forte personalità, capace di anticipare le tendenze anziché rincorrerle e guidata da una costante creatività;
  • Accessibilità, Equilibrio e Socialità (Punti 2, 4): La birra artigianale promuove un linguaggio semplice e inclusivo per tutti (anche per i non esperti), cerca l’equilibrio gustativo senza artifici di stupore immediato e si conferma come bevanda democratica, popolare e di aggregazione;
  • Sostenibilità e Territorio (Punti 5, 8): La birra artigianale punta su filiere corte e tracciate, rispetta l’ambiente, valorizza i prodotti locali e predilige il mercato di prossimità, incoraggiando la collaborazione anziché la concorrenza sleale nel settore;
  • Trasparenza e Consapevolezza del Consumatore (Punti 6, 7): La birra artigianale fornisce informazioni chiare su conservazione, servizio e abbinamenti, raccontando in modo esplicito provenienza degli ingredienti, dettagli produttivi e l’eventuale uso di coadiuvanti.
  • Etica e Responsabilità Sociale (Punti 9, 10): La birra artigianale rifiuta ogni forma di sessismo o mancanza di rispetto, tutela la filiera lavorativa, applica un prezzo giusto e promuove un consumo moderato e consapevole, nel rispetto dei rischi legati all’alcol.

La situazione in Puglia

Utilizzando questi spunti può risultare interessante provare a fare un’analisi della situazione birra in Puglia. I numeri possono facilitare questa lettura. A fronte di un minor numero di realtà recensite, ad esempio, aumenta il numero delle birre menzionate come eccellenti. Bisogna considerare che la guida non ha l’obiettivo di recensire tutte le realtà presenti sul territorio regionale ma di selezionare quelle che maggiormente si distinguono per costanza e qualità. I birrifici chiocciolati passano da due a tre, così come anche i premi Filiera. Si confermano inoltre tre le eccellenze. I locali segnalati salgono a 47. Le Beer Firm recensite scendono da 6 a 2, a testimonianza del fatto che la costanza non è sempre facile da raggiungere per alcuni di questi progetti.

 Edizione 2025Edizione 2027
Birrifici2622
Chiocciole23
Eccellenze33
Premi Filiera23
Beer Firm62
Birre recensite165138
Birre imperdibili3443
Locali segnalati4247
Locali eccellenti/golosi68 (4 eccellenti 4 golosi)

Il boccale è mezzo pieno o mezzo vuoto?

I numeri sembrerebbero confermare il trend positivo del settore, eppure a distanza di poco più di quattro mesi dalla pubblicazione della guida emergono alcune zone d’ombra che dimostrano come la strada verso il raggiungimento dei pilastri indicati nel manifesto della birra slow sia ancora lunga.

Se da un lato la qualità media dei birrifici e delle produzioni continua a migliorare, dall’altro risulta carente l’aspetto della collaborazione sul territorio tra realtà diverse. Ad oggi ancora nessun presidio Slow Food in Puglia ha organizzato una presentazione di questa pubblicazione nei vari territori anche avvalendosi dell’ausilio dei recensori presenti nelle differenti zone. Nessun locale indipendente, né birrificio, ha proposto eventi collegati alla nuova edizione della guida o alle birre segnalate come imperdibili.

Più in generale carente risulta essere da parte di istituzioni, birrifici e locali specializzati il “brand awarness” della birra artigianale pugliese. Qualcosa in tale direzione, in realtà, sembra inizi a muoversi, come dimostrato dalla proposta portata da Unionbirrai, associazione di categoria dei piccoli birrifici indipendenti italiani, a fine settembre alla Fiera del Levante di Bari nel corso dell’incontro “Dalla terra al valore: costruire le filiere del futuro”, promosso dalla Regione Puglia. Obiettivo dichiarato quello di costruire attorno alla birra artigianale pugliese una filiera locale capace di collegare agricoltura, trasformazione, ricerca, turismo e birrifici, generando un maggiore valore sul territorio. Resta da capire quali sviluppi concreti questa proposta genererà.

Emerge purtroppo una carenza comunicativa del comparto birra della Regione Puglia. Nei grandi eventi a livello nazionale (ad es. EurHop; Birraio dell’Anno; la recente classifica dei migliori 50 birrifici stilata da Dissapore; testi differenti che raccontano la scena birraria nelle diverse regioni) la presenza e la menzione dei birrifici pugliesi è ridotta al lumicino: quando va bene si va da una a massimo tre realtà menzionate, altrimenti non vi è cenno alcuno. Ad onor del vero questa tendenza accomuna purtroppo tutte le regioni del Sud Italia. Eppure, la Guida, stando ai numeri, testimonia un percorso di crescita costante delle realtà pugliesi, che fanno però fatica evidentemente a farsi conoscere su scala nazionale.

Il modello presentato alla Fiera del Levante la filiera brassicola come rete generatrice di valore locale
Lo schema della rete dallagricoltura alle istituzioni, dal turismo alla ristorazione

Bionda, ghiacciata e senza schiuma

Sul fronte festival estivi emerge come criticità una crescita esponenziale delle proposte su tutto il territorio regionale ma con una scarsa attenzione alla qualità del prodotto proposto. Tante le feste della birra che puntano esclusivamente su aspetti quali musica, intrattenimento, narrazione social o cibo (un trionfo di street food o presunto tale) senza prendere in considerazione la birra artigianale di qualità prodotta sul territorio né la cultura legata a questa bevanda. In tante di queste situazioni è facile imbattersi in una distorsione dei prezzi al pubblico, con birre industriali proposte allo stesso prezzo o ad un prezzo maggiore delle artigianali. In tanti dei programmi di queste feste la birra viene liquidata con formule generiche tipo: “ampia selezione di birre fresche” “selezione di birre e street food”.

Dispiace notare che anche festival di birra artigianale o eventi blasonati legati al cibo, al territorio e ai prodotti tipici, dimostrino scarsa attenzione alla cultura della birra artigianale e alla sua divulgazione.

Questo tipo di carenza ha delle importanti ricadute anche nella ristorazione. Spesso e volentieri manca totalmente la formazione professionale e la cultura del servizio della birra artigianale (temperature errate, bicchieri non idonei, abbinamenti inesistenti), mortificando in questo modo sia il lavoro dei produttori che l’intelligenza del consumatore/cliente finale.

Tipica festa della Birra in Puglia. (immagine generata con AI)

Quanto è bello andare in giro…

Sul fronte del turismo birrario, seppure la guida non abbia lo scopo di narrare il territorio dal punto di vista storico artistico, potrebbe essere uno strumento utile per creare itinerari inediti capaci di connettere professionisti del turismo culturale a professionisti della birra. Ma anche questo tipo di collaborazione deve essere ancora costruita.

La Puglia, seppure regione a forte vocazione turistica, non è riuscita ancora ad integrare i birrifici artigianali nei percorsi turistici già esistenti (strade dell’olio e del vino, masserie didattiche). Pochissimi risultano essere i progetti capaci di connettere la birra al territorio.

Mi permetto di affermare che il progetto culturale Sulle Vie della Birra rappresenta un’eccezione che si colloca proprio in questa direzione.

L’unione fa la forza

Altri aspetti che potrebbero essere maggiormente sviluppati riguardano le sinergie con i prodotti tipici locali e con Presìdi Slow Food. Sarebbero da potenziare abbinamenti e collaborazioni dirette tra i birrifici e gli altri produttori di eccellenze gastronomiche pugliesi (es. formaggi presidio, salumi, prodotti da forno) per rafforzare l’identità territoriale nei menu.

Manca poi nel dibattito locale un focus sulla gestione sostenibile degli scarti di produzione (es. trebbie birrarie), che potrebbero essere valorizzati in ottica di economia circolare (es. zootecnia, panificazione o bio-edilizia).

Il rischio, dunque, è che il lavoro monumentale che c’è dietro la scrittura della guida si disperda attraverso queste criticità lasciando di fatto il boccale mezzo vuoto. Come già detto, positiva è la crescita dei birrifici e del prodotto birra ma adesso, dopo 30 anni di birra artigianale, sarebbe il momento di creare un movimento capace di unire persone, territori, associazioni, aziende e professionalità diverse.

In attesa che questo auspicio si realizzi non resta che brindare facendo tesoro dei consigli racchiusi tra le pagine della guida. Cheers!

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