La Santa, la birra, il cibo e la giusta misura

Settembre 17, 2026
di Aristodemo Pellegrino

Santa della nutrizione

Settembre dal punto di vista brassicolo è un mese di primaria importanza. Nella tradizione storica mitteleuropea segna la ripresa della produzione dopo la sospensione nei caldi mesi estivi, consuetudine questa che darà origine alla celebre festa di ottobre (ma questa è materia per un successivo racconto). Prima della ripartenza produttiva, però, bisognava onorare degnamente la Sibilla del Reno.

Tra i numerosi santi legati alla birra, infatti, Ildegarda Von Bingen è, ancora oggi, considerata una delle figure più celebri e importanti. Ha studiato le proprietà del luppolo e ne ha diffuso la conoscenza nei circoli intellettuali europei al di fuori dei monasteri. Il 17 settembre si celebra la sua memoria liturgica e in diverse zone d’Italia la santa viene celebrata con differenti iniziative brassicole.

Locandine di alcune edizioni passate del tour dedicato a Santa Ildegarda organizzato a Lecce da Sulle vie della Birra

Donna Illuminata e Illuminante

Donna monumentale del XII secolo, proclamata Dottore della Chiesa nel 2012 da Benedetto XVI, mistica, teologa, musicista, naturalista e consigliera di papi e imperatori, Ildegarda è oggi nota anche grazie alla straordinaria attualità del suo pensiero in materia di salute, corpo e alimentazione. Questa ricorrenza allora offre l’occasione per interessanti spunti di riflessione legati al buon cibo e al bere consapevole.

Per la badessa di Rupertsberg il cibo e la nutrizione non hanno rappresentato questioni meramente materiali, bensì temi pienamente inseriti nella sua unitaria visione cosmologica e teologica.

Per Ildegarda, la salvezza dell’umanità passa, infatti, attraverso la reintegrazione dell’armonia originaria tra anima e corpo andata perduta con il peccato originale.  Le creature della terra (piante, animali, elementi naturali) non rappresentano fattori ostili per l’uomo, ma si rivelano preziosi alleati destinati a soccorrerlo nelle sue necessità materiali e a sostenerlo nel suo pellegrinaggio terreno verso la salvezza.

Moderne raffigurazioni della Santa tratte dal web

Misura e Discernimento

Per la santa monaca il concetto chiave che governa il rapporto con il cibo è la discretio, intesa nel suo duplice valore di discernimento e misura.  La badessa, infatti, condanna fermamente sia gli eccessi della gola, sia l’astinenza irragionevole. Digiuni troppo aspri o penitenze sconsiderate non fanno che indebolire il corpo, spegnendo la viriditas, forza rigenerante che Dio ha infuso nella creazione, aprendo la porta alla superbia spirituale. Nel suo commento alla Regola di San Benedetto la misura si traduce in un saggio equilibrio che modera il rigore formale in favore del rispetto concreto della persona.

Partitura do “Ordo Virtutum”, Codex de Wiesbaden – Biblioteca Estatal de Hesse, Wiesbaden (Alemanha) – Foto: Hochschule Rhein Main (CC by-sa 4.0)

La nutrizione come “Opera Mista”

Nel Liber vitae meritorum, Ildegarda affida la sintesi del suo pensiero a una magnifica metafora musicale: il corpo umano è come una cetra: le sue corde non devono essere tese fino a spezzarsi con il digiuno esasperato che spegne la forza vitale, ma neppure allentate dall’ingordigia. All’interno di questo equilibrio dinamico, ogni alimento ha una sua funzione precisa, stabilita da Dio nella creazione.

I cereali, farro e grano in particolare, e le erbe coltivate sono alla base di una dieta equilibrata che fortifica senza appesantire. Ma la Sibilla del Reno giustifica apertamente anche il consumo di carne (pesci, uccelli e quadrupedi ruminanti), prendendo le distanze dalle rigide imposizioni vegetariane dei movimenti ereticali a lei coevi come ad esempio quello dei Catari.

Il cibo allora diventa una via attraverso cui l’essere umano custodisce il corpo inteso come tempio dello spirito.

Ildegarda di Bingen, Liber Divinorum Operum, Cosmo, corpo e anima, Biblioteca Governativa di Lucca

La birra: nettare nutriente e medicina del corpo

Tra i rimedi e gli alimenti esaminati dalla santa tedesca, un posto d’onore spetta alla birra. Nei suoi trattati medico-naturalistici Ildegarda analizza le proprietà delle bevande. In un’epoca in cui l’acqua pura viene spesso guardata con forte diffidenza perché ritenuta fredda e portatrice di umori malsani, il vino e la birra rappresentano le alternative più sicure e salutari.

Ma la birra, in particolare, gode di una considerazione speciale per via della sua origine legata ai cereali.  Ildegarda spende per questa bevanda parole di lode inequivocabili: «La birra rimpingua le carni dell’uomo e dona un bel colore al suo volto grazie alla forza e al buon succo del frumento». Consumata con la dovuta misura la birra non è un vizio, ma un alimento altamente energetico che nutre i tessuti e restituisce vigore e luminosità al corpo.

Foto di alcune passate edizioni del tour dedicato a Santa Ildegarda organizzato a Lecce da Sulle vie della Birra

La digestione e la fisiologia della salute

L’importanza della giusta misura da seguire con cibi e bevande viene ripresa anche nel suo trattato Cause et cure, nel quale Ildegarda spiega che la digestione è un processo legato al calore vitale del cuore e del fegato. Un’alimentazione disordinata, troppo pesante o basata su cibi non idonei impedisce la corretta “cottura” del cibo nello stomaco, generando umori nocivi che intossicano il corpo e influenzano negativamente persino l’equilibrio psicologico. La moderazione a tavola e la scelta di bevande temperate (vino allungato o birra nutriente) sono lo scudo migliore per mantenere la salute.

Foto di alcune passate edizioni del tour dedicato a Santa Ildegarda organizzato a Lecce da Sulle vie della Birra

Un’eredità che sa di saggezza antica

Rileggere oggi Santa Ildegarda e i suoi scritti permette di costruire un’immagine della spiritualità medievale lontana dai luoghi comuni legati al cupo rifiuto della carne.

Sorseggiare un boccale di birra secondo i consigli della Sibilla del Reno non vuol dire cedere al vizio, ma — se fatto con gratitudine e misura — significa riconoscere nella terra e nei suoi frutti un dono prezioso, utile per rinvigorire il corpo, accordare la “cetra” della nostra umanità e, perché no, continuare a cantare la lode della vita.

Cheers & Bon Voyage!

Autore Ignoto, Representation of Saint Hildegarde (1098-1179)-(MeisterDrucke-1025076)

Bibliografia

Michela Pereira, Cibo e misura, salute e salvezza in Ildegarda di Bingen, in Il corpo e i suoi sapori. Cibo e cucina nel Medioevo, a cura di O. Merisalo e P. Paioni, Firenze, SISMEL – Edizioni del Galluzzo, 2013.

Ildegarda di Bingen, Physica. Le virtù naturali delle cose (traduzione e cura di M. Pozza), Milano, Jaca Book, 2011.

Ildegarda di Bingen, Cause et cure (a cura di P. Rossi), Torino, Einaudi, 1996.

Michela Pereira, Ildegarda di Bingen. Maestra di sapienza nel tempo delle donne, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1998.

Maria Teresa Fumagalli Beonio Brocchieri, Ildegarda di Bingen. La vita e le opere, Milano, Mondadori, 2009.

Luigi Santucci, In taverna coi Santi, Piemme, Casale Monferrato, 1991

Altri articoli dall'autore Aristodemo Pellegrino