Birre D’Autore: sorsi, letture, sapori e territori

Giugno 16, 2026
di Aristodemo Pellegrino

Partita la quarta edizione della rassegna che intreccia cultura, territorio, birra artigianale e turismo sostenibile

La birra non esiste, esistono le birre” la celebre frase di Kuaska, al secolo Lorenzo Dabove, tra i massimi esperti di birra in Italia, rappresenta uno spunto perfetto da cui partire. Il celebre degustatore afferma infatti che: “La birra non esiste perché le birre sono fatte da persone diverse, in territori diversi, con culture, tradizioni, religioni, invasioni, climi, proverbi e abitudini diverse”.

Queste poche righe chiariscono come l’universo delle birre artigianali sia vastissimo e in continua espansione. Il movimento artigianale birrario italiano è nato nel 1996, grazie ai primi pionieri mastri birrai. Negli ultimi trent’anni il mondo della birra nazionale è cresciuto in maniera esponenziale ed è riuscito ad innestarsi e integrarsi con le diverse tradizioni agroalimentari presenti in tutto il Paese.  Oggi, finalmente, si inizia a comprendere come le birre artigianali siano, a ragion veduta, sinonimo di cultura, storia, tradizione e modernità.

Da questi spunti, qualche anno fa, è scaturita l’idea di portare la birra artigianale in biblioteca, luogo di cultura per eccellenza. Tale abbinamento non deve sembrare azzardato. Le relazioni tra birre, letteratura, arte e linguaggi sono innumerevoli. La birra ha avuto un ruolo fondamentale nella storia dell’uomo. Infatti, riprendendo quanto scrive Simonmattia Riva in “La cultura birraria nelle antiche civiltà”: “La birra è collegata a un moto orizzontale di esplorazione dello spazio vitale e comunicazione alla pari con i propri simili nello sforzo quotidiano di costruire una societas, una civiltà”.

Queste idee hanno rappresentato le basi per la Rassegna Birre d’Autore, nata dalla sinergia tra Sulle Vie della Birra, progetto culturale che fa del turismo birrario e delle degustazioni narrate il proprio punto di forza, con Fucina Sociale, associazione culturale fortemente radicata sul territorio. Nel corso del tempo le due realtà hanno saputo coinvolgere numerosi attori differenti del pubblico e del privato, riuscendo a esplorare le profonde connessioni tra l’antica bevanda di cereali e ambiti quali la letteratura, l’arte, la filosofia, la storia locale e il turismo sostenibile.

Il format

L’idea alla base della rassegna è la stessa che caratterizza il progetto Sulle vie della Birra ovvero portare la birra e la sua storia nei musei e nei luoghi di cultura legandola alla storia dei territori, puntando al moderno concetto di turismo birrario e di alogastronomia come occasione per valorizzare luoghi e filiere.

In quest’ottica gli spazi del polo biblio-museale del comune di Novoli (LE) sono diventati la cornice ideale che ha accolto le diverse edizioni della rassegna con l’obiettivo di permettere ai partecipanti di accostarsi con una diversa consapevolezza alle infinite storie dentro al bicchiere, sottolineando la portata culturale di questa antica bevanda che ha accompagnato lo sviluppo delle società umane sin dalle origini. 

Ogni appuntamento è caratterizzato dalla partecipazione di un diverso birrificio artigianale del territorio del quale viene proposta la degustazione guidata di tre birre, in abbinamento ad alcuni libri selezionati in base al tema affrontato, il tutto sempre giocato tra divulgazione ed ironia, a conferma del fatto che la birra resta la bevanda sociale per eccellenza.

La storia della rassegna

Negli spazi dell’ex Asilo Tarantini di Novoli (Le), sotto lo sguardo sornione di Dante Aligheri, hanno preso vita le varie edizioni della rassegna.

La prima, svoltasi tra aprile e luglio del 2022, è stata un esperimento pionieristico cui va riconosciuto il merito di aver fatto debuttare un format che ha portato, per la prima volta in Italia, la divulgazione brassicola tra gli scaffali di una biblioteca. Quattro appuntamenti, quattro differenti narrazioni, quattro differenti birrifici del territorio.

Sono stati necessari due anni per giungere alla seconda edizione, svoltasi nei mesi di giugno e luglio del 2024, che ha visto un consolidamento del format. Più specifici e maggiormente legati al contesto del Polo Biblio-museale i temi scelti per gli appuntamenti inseriti in programmazione, spaziando tra temi legati alla Pittura, alla Letteratura e a Culti, Riti e Tradizioni del territorio. La seconda edizione ha registrato una crescita esponenziale della partecipazione superando le 200 presenze complessive.

Nella terza edizione, tra giugno e luglio 2025, è continuata l’esplorazione di quelle tematiche trasversali trait d’union tra cultura, attualità e temi legati al territorio. Quattro appuntamenti che hanno permesso di spaziare dalla storia locale, al turismo alogastronomico, dall’archeologia del territorio, sino ai culti e i riti legati ai santi e ai luoghi della birra. Ottima la risposta di pubblico con la registrazione di ben 290 prenotazioni. Sette i birrifici coinvolti tra Puglia e Basilicata.

Nel contesto nazionale, in cui il turismo birrario ha coinvolto circa 6 milioni di italiani, il progetto ha saputo distinguersi trasformando la degustazione in uno strumento di narrazione del territorio, con un focus particolare su Novoli, sul Salento e sulla Puglia.

L’edizione 2026

La quarta edizione, partita il 10 giugno u.s. prevede quattro appuntamenti scanditi tra giugno e luglio, focalizzati come sempre sulla valorizzazione del territorio e sull’attualità produttiva dei birrifici coinvolti. Filo conduttore il concetto di birra come prodotto di filiera: dalle filiere agricole storiche del territorio sino alla moderna coltivazione di luppolo; dal percorso di riconoscimento filosofico della birra artigianale e al suo riconoscimento di prodotto agricolo, attraverso l’impatto che nei secoli la scienza ha avuto sull’universo birra, passando dalle tradizionali filiere cerealicole.

Il calendario:

Mercoledì 10 Giugno: L’innovazione delle filiere agricole: dal tabacco al luppolo

Martedì 23 Giugno: Il gusto del pensiero nel boccale. Possibili legami tra birra e filosofia.

Mercoledì 15 luglio: Frumenti e Fermenti. Racconti sul culto mariano a Novoli tra Pane e Birra Artigianale

Mercoledì 29 Luglio: La scienza nel boccale per riscoprire ciò che lega la birra alla terra.

Il primo appuntamento

L’innovazione delle filiere agricole: dal tabacco al luppolo. Una narrazione che, prendendo spunto dalla mostra fotografica “La Tabacchicoltura a Novoli” presentata ad aprile u.s., ha ripercorso la storia sociale ed economica legata a questa coltura sperimentale intrecciandola alla storia della moderna coltivazione del luppolo. Queste due piante, seppure appartenenti a due ordini differenti hanno nella loro rispettiva storia dei punti di contatto molto interessanti. L’introduzione di entrambe le colture, ad esempio, affonda le radici nella tradizione monastica. Innumerevoli sono le testimonianze provenienti da svariati monasteri nei quali le due specie venivano coltivate all’interno dei giardini dei semplici. Se il luppolo era utilizzato come pianta tintoria e per le sue resistenti fibre, il tabacco all’inizio era inserito come curiosità botanica impiegata per scopi medicamentosi. Se la storia del luppolo è legata ai sovrani carolingi prima e a differenti ordini monastici poi (come non ricordare a tal proposito la figura di Santa Ildegarda), anche il tabacco trova nel mondo ecclesiastico una forte spinta produttiva.  Interessanti appaiono le connessioni tra le due colture soprattutto a partire dal XVII sec. A tal proposito è necessario ricordare che il tabacco da fiuto diventa una coltura tipica del Salento leccese, anche grazie ad un editto del Pontefice Clemente XIV datato 1771, con il quale si autorizza la congregazione dei monaci Cistercensi a bonificare i terreni paludosi circostanti i propri conventi, favorendo così, in maniera inconsapevole, la scomparsa dell’habitat ideale nel quale il luppolo selvatico prosperava. Per compiere quest’ opera i frati affidano le terre in censo ai contadini e a tutti coloro i quali colpiti da condanna chiedevano rifugio in convento per ottenere l’impunità. I ricavi ottenuti permetternno ai monaci di sperimentare la coltivazione di diverse piante tra cui anche la coltura del tabacco.

E se Cistercensi prima e Cappuccini poi si specializzano nella produzione del celebre tabacco da fiuto leccese, fa sorridere pensare a come gli stessi ordini monastici in altre zone d’Europa siano stati promotori di grandi produzioni birrarie. Cappuccini e Paolani in Baviera, Cistercensi della Stretta Osservanza (trappisti) tra Belgio e Olanda.

Nello stesso periodo nel quale inizia a diffondersi il tabacco, il luppolo inizia ad essere coltivato fuori dai monasteri. Basti pensare alle esperienze legate a Gaetano Pasqui di Forlì o agli innovativi impianti allestiti dalla casata Montecuccoli a Marano sul Panaro.

Sarà poi il periodo fascista a segnare le sorti di entrambe le colture, seppur con esiti differenti. Il tabacco diventerà fondamentale nell’economia nazionale autarchica, grazie alla quale si investirà nel Salento sperimentando le varietà levantine, trasformando profondamente la società contadina e il territorio. Per il luppolo invece le cose andranno nel verso opposto. Nel 1920 l’agronomo Giglio Boni nel suo Prontuario per la coltivazione del luppolo auspica che la coltivazione della pianta possa prendere piede in Italia. Di fatto però il luppolo non diventerà mai parte della cultura agraria tradizionale italiana. La birra non veniva considerata bevanda nazionale al contrario invece del vino. Il regime fascista osteggia di fatto sia la birra che la coltivazione del luppolo contribuendo ad ostacolare le sperimentazioni. Le cose non mutano nemmeno nel secondo dopoguerra. Queste vicende portano alla scomparsa delle coltivazioni del luppolo, riprese in maniera costante soltanto a partire dal 2011.

Altri interessanti intrecci, poi, si ritrovano nelle fasi colturali delle due specie che condividono medesimi periodi per l’avvio dei semenzai, per il trapianto e la cura in campo aperto e infine per la raccolta. Proprio quest’ultima fase e la primissima lavorazione presentano affascinanti similitudini tra le due colture con intere comunità che si dedicano a tali operazioni, impiegando un’alta percentuale di manodopera femminile.

Durante la serata il percorso del tabacco e del luppolo si è intrecciato con il racconto della birra come prodotto della terra frutto di una filiera agricola, evidenziando non soltanto il percorso legislativo che ha portato al riconoscimento della birra come prodotto agricolo, ma analizzando le ultime tendenze del movimento artigianale italiano e il percorso verso la produzione di una birra 100% made in Italy. A tal proposito l’integrazione tra birrificio e azienda agricola si sposerebbe naturalmente con i principi dell’agricoltura biologica. In questo contesto, la biodiversità diventerebbe un valore sia ecologico che agronomico. In tale visione, il birraio non sarebbe semplicemente un tecnico delle fermentazioni, ma un custode del paesaggio. La birra che ne deriverebbe porterebbe nel bicchiere il risultato concreto del lavoro stagionale, diventando un prodotto capace di esprimere l’identità autentica di un territorio.

Il birrificio

Ad accompagnare questa narrazione il birrificio Jonico di Nova Siri (MT) con le sue birre. Il progetto dimostra la volontà del birraio, Carmine Violante, di mettersi in gioco per far conoscere la birra come un prodotto molto più complesso rispetto a quanto non venga solitamente considerato. Questa giovane realtà, nata come beer firm nel 2017, con impianto proprio dal 2024, produce e vende proponendo anche visite guidate e incontri culturali. Oltre a ospitare l’impianto, il birrificio con annessa tap room, si propone, infatti, come spazio dove fare esperienze, conoscere i processi produttivi e approfondire il rapporto con il territorio. La gamma delle birre spazia dall’alta alla bassa fermentazione, dalla tradizione tedesca a quella angloamericana.

Le birre e gli abbinamenti

Il racconto della serata è stato scandito dalle tre birre proposte in degustazione in abbinamento ai testi scelti per l’occasione.

CAPITANO. Helles da 5,2 %. La prima referenza prodotta da Carmine, dedicata ai suoi trascorsi calcistici come capitano del Policoro. Solo malti lucani per una birra di grande bevibilitá che onora splendidamente la tradizione Francone e Bavarese

In abbinamento al sorso, il libro Dalla terra alla Birra, di Teo Musso e Laura Pranzetti Lombardini, ed. Gribaudo, 2022.

Birra è una parola-mondo: contiene in sé esperienze, colori, sapori in continuo mutamento. Teo Musso è tra le figure che più hanno rivoluzionato il panorama birrario, muovendosi tra tradizione e innovazione.

Un testo semplice che offre spunti interessanti sul senso della  filiera agricola della birra. Un libro che scorre veloce proprio come la birra cui era abbinato. Una lettura adatta a tutti i momenti accompagnata da una birra adatta a tutte le occasioni.

SCARLETT HOPS. IPA da 6,2% Birra presentata in occasione del Fragola Expo 2026 a Policoro, si è rivelata una sorpresa audace ma bilanciata. I sentori della fragola Candonga IGP, aggiunta in dry hopping, accompagnano la bevuta donando eleganti note al naso che ben si armonizzano con il palato. Un esempio perfetto che dimostra come utilizzare un ingrediente eccentrico senza che questo risulti stucchevole o evanescente. Per accompagnare questa sorprendente birra collegata alla narrazione del luppolo, un libro per nulla scontato. Il libro degli eroi. Leggende sui Narti, a cura di G. Dumezil, Adelphi, 1996. La variegata epopea degli Osseti, ultimi eredi degli antichi Sciti. Protagonisti sono i Narti, figli del Sole e della Birra, figure primordiali che dedicano la loro vita a gesta grandiose, buffonesche e feroci, muoiono e risorgono incessantemente, disponendo con disinvoltura delle leggi naturali, trasposte in un mondo surreale di prodigi. Testimonianza affascinante di un’antica civiltà che  tra le prime ha utilizzato il luppolo nella birra.

KENTUCKY. Strong ale al tabacco da 8% . L’aggiunta di tabacco Kentucky toscano dona a questa birra piacevolissime note delicate di fumo e tabacco tostato con ricordi di castagna del prete. Una birra che può trionfare negli abbinamenti culinari, ma che si lascia bere agilmente anche come fine pasto o birra da meditazione. Ad accompagnare il sorso il libro Figli del Tabacco di Salvatore Tuma, Icaro, 2022. Un racconto tra Salento e Lucania. Un  romanzo storico-antropologico sulla società contadina salentina tra gli anni cinquanta e gli anni settanta del Novecento, che spazia tra vita vissuta, tradizioni centenarie e senso di appartenenza. Il romanzo presentato in occasione dell’inaugurazione della mostra su “La Tabacchicoltura a Novoli” ha chiuso il cerchio connettendo territori, filiere, prodotti agricoli, birre e partecipanti.

Brindisi finale

Fa piacere constatare la presenza di circa 60 partecipanti, molti dei quali ormai presenze fisse della rassegna e tanti volti nuovi che hanno espresso entusiasmo per l’esperienza vissuta. L’avvio di questa quarta edizione conferma che la birra non è una semplice bevanda, ma  può diventare uno strumento di narrazione del territorio e di promozione culturale. Anche intorno alla birra si possono costruire percorsi e racconti di alto spessore culturale superando i cliché legati alle “feste della birra” spesso propinate nel periodo estivo.

Il viaggio continua…

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