Santa Brigida, i riti della luce, la quaresima e la birra

Febbraio 26, 2026
di Aristodemo Pellegrino

SANTA DELLA BIRRA

Febbraio si apre con una festività poco conosciuta alle nostre latitudini ma che racchiude tante storie ricche di fascino. Il primo giorno del secondo mese dell’anno si festeggia Santa Brigida, compatrona d’Irlanda, onore che condivide con il celeberrimo San Patrizio e con il meno noto, almeno nelle nostre zone, San Columba/Kevin. Generalmente San Patrizio è legato alla birra, grazie ai coloni irlandesi che portarono in America il culto del loro amato Patrono, culto che dalla seconda metà del Settecento diede vita, partendo da Boston, alle folkloristiche parate caratterizzate da rigogliosi quadrifogli, verdi leprecauni e innumerevoli pinte di birra scura, evolvendosi da ricorrenza religiosa a grande evento culturale e patriottico nel XIX secolo. Di tutto, però, questo parleremo in altra occasione.

 In realtà, ad avere un legame ancora più forte con la spumosa bevanda è proprio la Santa di Kildare. Brigida, infatti, a differenza di Patrizio, vanta tra i suoi innumerevoli prodigi, anche quello della moltiplicazione della birra. Un miracolo che la rende particolarmente cara agli appassionati di pinte e boccali.

Locandina dell’incontro di Racconti al Bancone dedicato a Santa Brigida a cura di Sulle vie della Birra tenutosi ne La Tap Room – Baff Beer

UNA PIOGGIA DI MIRACOLI

Nella classifica dei Santi più prolifici, Santa Brigida è seconda soltanto a Gesù per numero di miracoli realizzati, ben 46. Le sue azioni raccontano di una donna misericordiosa ma anche temibile per le sue punizioni. Celebre la sua capacità di trasformare le rocce in sale. Le sue preghiere in grado di modificare le condizioni metereologiche, fermando vento e pioggia. Le sue reazioni decise agli insulti, arrivando addirittura a far esplodere gli occhi ad un offensivo molestatore. Oltre all’episodio del mantello con cui ottenne il terreno per edificare la propria chiesa a Kildare, i suoi due miracoli più noti sono: la conversione del pagano moribondo che avrebbe convertito realizzando la sua celebre croce in giunchi intrecciati, simbolo beneaugurante che ancora oggi viene posto sui tetti delle case irlandesi il primo febbraio, giorno in cui tradizionalmente si ricorda la morte della Santa; e appunto la moltiplicazione della birra.

Emula di Cristo alle nozze di Cana, la badessa irlandese s’impietosì per la mancanza di birra nella sua Irlanda. Intorno alla fine della Quaresima, nel Meath, la penuria di birra faceva presagire un desco pasquale piuttosto parco. Brigida, allora benedisse l’ultima botte di birra rimasta e ordinò che venisse distribuita tra i fedeli. Inaspettatamente la bevanda fu sufficiente per soddisfare la necessità di diciotto chiese dal Giovedì Santo sino al giorno di Pasqua.

Croce di Santa Brigida

UNA FIGURA POLIEDRICA

Durante il Medioevo i numerosi pellegrini irlandesi che percorrevano a piedi l’Europa contribuirono alla diffusione del suo culto e alla conoscenza delle sue opere. La fama della Santa crebbe nei secoli, giungendo anche in Italia. Tanto che nel 1524, nella località di Trescore Balneario (BG), Lorenzo Lotto, su commissione del nobile Giovan Battista Suardi, realizzò un ciclo di affreschi proprio su Santa Brigida.

Ma la figura di Santa Brigida è molto più di tutto questo. Non esiste una narrazione dei fatti chiara su di lei. La sua storia è stata plasmata da comunità di vari luoghi nell’arco di più di 1500 anni. La sua figura discenderebbe dalla tradizione di alcune dee pagane precristiane, continuazione della dea dell’alba della religione protoindoeuropea sino a diventare Brig/Brigid, una delle dee più complesse e contraddittorie del pantheon celtico. I legionari diffusero il culto di questa dea, una e trina, anche a Roma. Con la cristianizzazione dei celti Brigid venne assimilata a Santa Brigida d’Irlanda. Per questo il caso di Brigid (o Brigida) rappresenta l’esempio più significativo di persistenza delle tradizioni antico-europee attraverso i millenni, fino all’era cristiana.

Lorenzo Lotto – Santa Brigida, 1524. Cappella Suardi
 

LA DEA CHE VIENE DAL PASSATO

Come evidenzia Marija Gimbutas nel suo saggio Le dee viventi in questa transizione la figura di Brigid discenderebbe direttamente dalla Grande Dea Madre del Neolitico, acquisendone anche le funzioni originarie di elargitrice di vita, signora delle acque, protettrice della nascita. A causa del suo isolamento l’Irlanda non venne influenzata dai mutamenti e dalle distruzioni delle culture celtiche ad opera dei Romani. Ciò ha permesso alla Dea primitiva dell’Europa Antica di perdurare quasi inalterata rispetto al neolitico, a dispetto delle influenze indo-europee prima e cristiane poi. Altro elemento in comune tra queste Bríg e Brigide è rappresentato dal fatto che la loro festa, il primo febbraio, coincida con il giorno di Imbolc, uno dei quattro giorni celebrati nell’Irlanda precristiana, posto a metà tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, in cui si celebrava il legame con il risveglio della natura, i primi segni della primavera e la lattazione delle pecore. Questa festa pagana finirà per essere assimilata alla festa di Santa Brigida prima e alla Candelora poi.

Veneri di Parabita – Paleolitico Superiore
 

UNA PARABOLA FEMMINILE

Nel saggio Oscure Madri Splendenti. Le radici del sacro e delle religioni Luciana Percovich analizza l’incontro tra le popolazioni agricole matrifocali residenti in Irlanda (Tuatha De Danaan) e i guerrieri celti indoeuropei arrivati tra il 500 e il 400 a.C. Questa fusione ha generato una cultura unica in cui figure femminili forti — guerriere, regine e maghe — hanno mantenuto un ruolo centrale nelle leggende e nella struttura sociale, almeno fino all’avvento della cristianizzazione. Mentre nell’Irlanda precristiana le donne potevano essere druide, regine e possedere terre, la cristianizzazione ha progressivamente eroso questi diritti. Tra la fine del 600 e il 1200 d.C., nuove leggi sostituirono le antiche Brehon Laws, limitando l’autonomia femminile e trasformando l’antica potenza magica nel concetto negativo di “stregoneria”. Questa parabola discendente è ben rappresentata dalle vicende legate alle Sheela-na-gigs sculture in pietra raffiguranti figure femminili grottesche che costituiscono uno degli elementi più enigmatici e dibattuti dell’arte medievale irlandese. Nel significato originario rappresenterebbero la “duplicità del corpo femminile”, inteso come generatore e ingoiatore, simbolo dell’inizio e della fine della vita ma anche come funzione protettiva e apotropaica. A partire dall’epoca medievale, invece la Chiesa le utilizzò con finalità opposte, ovvero per ammonire i fedeli sulla “pericolosità” della sessualità femminile, associandola al demoniaco, alla lussuria, alla morte e a malattie come la peste o la lebbra. Questo percorso ricalca anche quanto accaduto con le Ale wives e la stregoneria…ma questa è un’altra storia.

Sheela-na-Gig
sculture medievali in pietra raffiguranti donne
che espongono i propri genitali

LA FESTA DELLA LUCE

La festa cristiana di Santa Brigida finirà per sovrapporsi alla festa della Candelora e questo apre altri scenari interessanti collegati in maniera più diretta al Salento. Basti pensare ad alcune importanti feste: il 2 febbraio la Candelora a Specchia; il 3 febbraio San Biagio a Corsano.

La Candelora e San Biagio celebrano la fine imminente dell’inverno.La Candelora è una festa antichissima, pre-cristiana e risalente alla cultura celtica. Con la diffusione del cristianesimo le è stato attribuito il compito di celebrare la presentazione di Gesù al tempio. La candelora è festa di luce, si accendono e benedicono le candele, probabilmente in collegamento simpatetico con la grande luce del fuoco cosmico. Ma anche San Biagio è accompagnato da rituali che hanno a che fare con la luce e con il fuoco: oltre alla tradizionale accensione e benedizione delle candele diffusa in tutta Italia, a Corsano (LE) si erge in suo onore una grande fòcara che viene data alle fiamme in occasione della festa. Ma gli stessi elementi, solari, di passaggio e legati al fuoco caratterizzano il culto e la festa di Santa Brigida, tutti elementi mutuati dai precedenti riti pagani.

Festa di San Biagio a Corsano
Foto tratta dalla pagina facebook del Comitato Feste Corsano

LA QUARESIMA E LA BIRRA

Queste celebrazioni segnano l’inizio del risveglio primaverile della natura che al momento appare ancora come una vecchia rinsecchita destinata a bruciare. In questo periodo in tanti luoghi compaiono le Quaremme, fantocci che rappresentano donne di nero vestite, che ricordano la befana per aspetto e per alcuni significati intrinsechi,  che offriranno, in un’altra occasione, lo spunto per narrare della tradizione delle birre di Natale.

Queste figure femminili vengono esposte dai salentini sui propri balconi a partire dal Mercoledì delle Ceneri, quando finisce il Carnevale e ci si avvia verso il periodo pasquale contando in questo modo le settimane della quaresima. Il giorno di Pasqua poi la Quaremma viene bruciata o fatta esplodere a simboleggiare la fine della Quaresima, la morte della penitenza e la vittoria della vita.

Proprio per la Quaresima e per allietare la festa pasquale Brigida compì il celebre miracolo della moltiplicazione della birra. In questo modo il cerchio si chiude. Ma il periodo quaresimale, con i suoi cibi e bevande, rimanda a un altro santo, San Francesco da Paola, molto venerato anche nel Salento, e a nuove storie e altri luoghi legati alla birra, in particolare Bock e Doppelbock, che dalla Baviera si diffonderanno nel mondo e che saranno legate indissolubilmente al periodo quaresimale. Ma di questo e di altro ancora ci sarà spazio in futuri racconti.

Bon Voyage!

La Quaremma

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