Riti & Cibi. Dai pali variopinti al luppolo boemo

Maggio 22, 2026
di Aristodemo Pellegrino

Il fascino senza tempo di Pietramontecorvino

Dall’affascinante processione dei pali ricoperti di scialli all’eccellenza artigianale del Birrificio Montalto: viaggio nel borgo dei Monti Dauni dove sacro e profano si incontrano.

Il culto

Pietramontecorvino, piccolo gioiello dei Monti Dauni, racchiude storie affascinanti e tradizioni antiche. Il mese di maggio rappresenta uno dei momenti migliori per scoprire il piccolo borgo, e per vivere la festa patronale dedicata a Sant’Alberto il Normanno. Tutto nasce da un sogno e da una grande siccità. Nel 1889 la mancanza di pioggia mette a rischio le colture, il paese è allo stremo. Secondo la leggenda il Santo appare in sogno a due donne del paese e chiede al popolo di recarsi in un pellegrinaggio penitenziale fino ai ruderi dell’antica Montecorvino. Prestato orecchio alla richiesta del santo, i petraioli compiono le sue volontà. Chi per motivi di salute non può a partecipare al pellegrinaggio affida un proprio fazzoletto ai compaesani. Tutti gli scialli così raccolti vengono legati ad un palo, che viene portato in processione sino alla Sedia del Diavolo, sentinella di pietra, testimonianza dell’anticacittadella medievale fortificata di Montecorvino nei pressi dei ruderi della vecchia Cattedrale, dove fu vescovo lo stesso Sant’Alberto. Compiuta la processione, arriva la pioggia promessa, il raccolto è salvo. Il Santo ottiene così un posto speciale nel cuore dei postulanti.

Il rito

Ancora oggi i fedeli delle tre comunità nate dalla distruzione dell’antica città di Montecorvino: Pietramontecorvino, Motta Montecorvino e Volturino, portano in processione, a spalla, gli enormi pali, alti sino a 20 metri, ricoperti da variopinti foulard insieme alla statua del Santo. Il 15 maggio, giorno della vigilia, si allestiscono i grandi tronchi che il giorno seguente, il 16 giorno della festa, vengono trasportati lungo un percorso di circa sette km che prende avvio dalla Chiesa dell’Assunta di Pietramoncorvino. La processione, ordinatissima e molto affascinante da vedere, si svolge tra i verdi campi di grano cui fanno da sfondo i boschi che caratterizzano questo splendido territorio. Tre comunità riunite per celebrare un cammino di fede, tradizione e identità culturale. Centinaia di persone sono precedute dagli altissimi pali, ottenuti da fusti d’albero addobbati con fazzoletti variopinti che vengono portati a braccia, eretti, con l’aiuto di lunghe funi. Il pellegrinaggio diventa una carovana di colori che, grazie all’altezza e al corredo degli scialli dei pali, rende visibile il corteo anche a molti chilometri di distanza. Un incedere solenne ma allegro che testimonia come ancora sul finire dell’800 si guardasse al cielo per scongiurare fame e carestia.

Radici Ancestrali

La processione rappresenta un meraviglioso esempio di culto nato in epoca moderna che, anche in maniera inconsapevole, guarda ai più antichi e remoti riti di fertilità, presenti in tutto il bacino del mediterraneo e che affondano le radici fin nelle società neolitiche. La presenza del richiamo simbolico alla sfera maschile attraverso il palo, issato, retto e portato dagli uomini viene completato da quelli che per secoli sono stati al Sud i simboli delle donne: lo scialle e il grande fazzoletto per coprire il capo. Tutti questi simboli hanno una fortissima valenza antropologica, e non è difficile trovare assonanze con riti presenti in altri territori. Basti pensare, ad esempio, al culto di Sant’Ippazio a Tiggiano (LE) con l’innalzamento del Palo della Bandiera che dà avvio ai festeggiamenti.

Il borgo

Ma il borgo di Pietramontecorvino resta una bellissima meta anche in altri periodi dell’anno, vantando un centro storico ricco di storia e pieno di sorprese. L’originaria città di Montecorvino venne edificata agli inizi dell’XI secolo dai Bizantini che avviarono l’opera di incastellamento dei Monti Dauni, per difendersi dagli attacchi dei Longobardi. Il primitivo borgo non ebbe però vita facile: distrutto nel 1137 dal re normanno Ruggero II D’Altavilla venne ricostruito e di nuovo abbattuto da Ladislao II nel 1332 e nel 1441 da Alfonso d’Aragona. La città in rovina venne definitivamente abbandonata dopo il terremoto del 1452. I profughi fondarono i nuovi insediamenti da cui ebbero origine gli attuali Volturino, Motta Montecorvino e Pietramontecorvino.

Questi sintetici cenni storici non preparano alla meraviglia che Rione Terravecchia, riesce a regalare al curioso viandante, idealmente accogliendolo dalla gotica Porta Alta. Il centro storico si sviluppa in un caratteristico labirinto di vicoletti tortuosi, scalinate scoscese, piccoli slarghi delimitati delle caratteristiche abitazioni scavate nella roccia. Il tutto è dominato dal Palazzo Ducale con la bella Torre normanno-angioina e dalla medievale Chiesa Madre dedicata all’Assunta, da dove il 16 maggio prende via il sorprendente pellegrinaggio descritto.

Il birrificio

Dopo essersi immersi nel cuore della città, si può raggiungere il vicino Corso Aldo Moro e percorse poche centinaia di metri giungere al Bar Montalto, un luogo inaspettato ma che regala ulteriori e gustose sorprese. Anche in questo caso la birra offre un motivo in più per spostarsi alla scoperta di storie e territori. Una birreria nella quale la famiglia De Cristofaro fa del sorriso e dell’accoglienza il proprio marchio di fabbrica, accompagnando il tutto con ottime birre e una curata proposta di cibo. Ma come sempre è necessario partire dalle origini.

La storia del Birrificio Artigianale Montalto di Pietramontecorvino nasce agli inizi degli anni 2000, quando Leonardo, il capofamiglia, scopre la tradizione brassicola boema frequentando alcuni brew pub in Repubblica Ceca, dove si è recato per lavoro. L’incontro con questa secolare trazione brassicola, lontana anni luce dalla standardizzazione del mondo birrario industriale italiano di quelli anni, colpisce profondamente Leonardo che rimane folgorato da aromi e sapori così lontani e diversi da quanto incontrato sino ad allora. Questa esplosione di gusto stimola la curiosità personale di Leonardo, che insieme alla moglie, Nicoletta di Cesare, inizia a sperimentare le prime produzioni, grazie ad un piccolo impianto pilota. Emblematica in questo avvio di attività la collaborazione tra marito e moglie, esempio concreto di come nella città di Sant’Alberto, maschile e femminile continuino ad intrecciarsi per dar vita a qualcosa di bello, proprio come per la processione dei pali e degli scialli.

Da gustare

Il birrificio e la birreria partono nel 2009. Nel 2013 Leonardo e Nicoletta vengono affiancati da Michele, uno dei figli, che oggi continua a portare avanti la produzione.

Il Bar Montalto si rivela un luogo accogliente, familiare, dove ci sente subito a proprio agio. La birra rappresenta un collante sociale potente ma in questo caso è magistralmente accompagnata da un’intrigante proposta food, che spazia dalla carne alle pizze in teglia sino ai taglieri di salumi e formaggi, con una particolare attenzione ai prodotti del territorio.

Un ottimo esempio di alogastronomia che permette di scoprire l’intima essenza del genius loci. E come nei viaggi migliori si può passare con estrema naturalezza dal cibo del territorio alla scoperta delle grandi tradizioni brassicole. In produzione, infatti, si esprime tutto l’amore per le birre ceche attraverso alcuni stili di bassa fermentazione che celebrano la tradizione boema. Le proposte di alta fermentazione invece guardano alla tradizione anglosassone.

Le birre

Conviene allora completare il viaggio gustando le birre della casa. L’ Abituale, una Pilsner che offre nel nome un programma ben chiaro. Grande bilanciamento, fragranti note di cereali e delicati sentori erbacei del luppolo. Una bevuta che appaga e che non stanca mai. L’Aromatica, birra che guarda alla tradizione delle birre ambrate boeme delle feste. Una scura che trova nelle note di caramello e nei sentori tostati il suo punto di forza. La Particolare, IPA dalla bevuta accattivante e dal piglio più deciso, con le fragranti note erbacee che si aprono a fresche sensazioni floreali.  Infine, la Ricercata una golden ale caratterizzata dall’aggiunta di scorza d’arancia, che ne amplia il bouquet aromatico regalando una bevuta mai banale.

Per un turismo birrario

Cosa dunque rappresenta al meglio questo paese dei Monti Dauni? Le sue vicissitudini e le vicende storiche che lo hanno plasmato? I culti e i riti legati alla devozione al santo normanno? Gli aromi e i sapori che si incontrano tra piatto e boccale?

Johann Wolfgang Goethe avrebbe risposto “Conoscere i luoghi, vicino o lontani, non vale la pena, non è che teoria; saper dove meglio si spini la birra, è pratica, è vera geografia.”

Come non dargli ragione.  Un viaggio alla scoperta di Pietramontecorvino rappresenta un esempio concreto di come alogastronomia e turismo birrario possano ampliare le chiavi di lettura di un territorio. Allora vale sempre la pena mettersi in cammino Sulle vie della Birra tra i luoghi e le storie perché birra è cultura. Bon Voyage!

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