Mezzo agosto on the road tra i templi del gusto campano, da “Jolanda 1989” a “Sorbillo”

Agosto 17, 2025
di Luigi Sances

Due tappe indiscutibili ed imprescindibili tra Gragnano e Napoli per chi ama la cucina autentica e la convivialità italiana: il panuozzo  e la pizza culto.

Il ponte di Ferragosto, tra strade affollate e tavolate festose, racconta la voglia tutta italiana di ritrovarsi. Quest’anno, la mia incursione gastronomica ha attraversato due veri santuari della cucina campana: la prima tappa a Gragnano, patria della pasta e sede di “Jolanda 1989: l’università del panuozzo”, quindi Napoli e la pizza rito da “Gino Sorbillo”. Due esperienze diverse e complementari, unite dalla conferma del loro prestigio e dal piacere di assaporare l’eccellenza autentica.

Fra i profumi di grano e pasta, “Jolanda” è la meta obbligata per chiunque voglia comprendere a fondo la tradizione, ma anche la sorprendente capacità d’innovazione campana. Oltre ai classici, qui l’esperienza si eleva con creazioni che sono piccole opere d’arte contemporanea.

Panuozzo Nerano 2.0: un racconto di armonie

Il panuozzo è il protagonista indiscusso da Jolanda, che non a caso si autodefinisce “l’Università del panuozzo” di Gragnano. Tra le tante proposte, ho scelto il Panuozzo Nerano 2.0: un’autentica magia di fior di latte, zucchine fritte, Parmigiano Reggiano DOP, Provolone del Monaco DOP, basilico, menta fresca e guanciale artigianale di Gragnano. Una rincorsa di profumi e sapori, in cui il tradizionale connubio di zucchine e formaggi della Costiera Sorrentina si arricchisce di freschezza e si completa con l’intensità decisa del guanciale. Un’esperienza che invita a essere condivisa, da gustare e riscoprire senza mai stancarsi.

Pizza Monte Faito e tagliere della tradizione e pastrocchio di patatine fritte

Se la pizza rappresenta sempre una scelta sicura, la Monte Faito qui diventa un viaggio nella storia e nelle eccellenze locali: fior di latte, caciotta di pecora al peperoncino, capocollo, crumble di tarallo napoletano alle mandorle. Ogni morso sorprende tra piccantezza, cremosità e croccantezza, in un equilibrio sapiente.

Da non perdere il tagliere misto di salumi e formaggi, che racconta il territorio e le sue maestrie casearie e norcine.

Per i più golosi e per chi vuole chiudere (o aprire!) l’esperienza con una nota sfiziosa consiglio il pastrocchio di patatine fritte, salsiccia e fior di latte è puro comfort food fatt0 a regola d’arte, per palati curiosi e per chi non crede che la felicità sia fatta anche di semplicità.

Un abbinamento semplice e territoriale: Gragnano Bianco Frizzante

Per accompagnare queste delizie ho scelto un abbinamento semplice e profondamente territoriale: un Gragnano Bianco Frizzante. Questo vino tipico nasce da un blend raffinato di Falanghina, Greco e Biancolella, che insieme danno vita a un profilo aromatico fragrante e fresco, con sentori di agrumi, fiori bianchi e un tocco minerale che ricorda il mare vicino. La leggera effervescenza e la vivace acidità lo rendono un sorso vivace e dissetante, capace di pulire il palato tra un boccone e l’altro. Grazie a questa struttura, il Gragnano Bianco Frizzante si armonizza perfettamente con la ricchezza e la complessità del panuozzo, delle pizze e dei salumi, esaltandone le caratteristiche senza sovrastarle.

Da Sorbillo a Napoli: dove la pizza è rito e cultura popolare

Come racconto di un viaggio all’insegna della convivialità non può mancare Napoli e la sua pizza. Da Gino Sorbillo, in Via dei Tribunali, la pizza napoletana classica viene celebrata con impasto soffice, cornicione importante, ingredienti freschissimi e un’atmosfera in cui la tradizione si carica di energia contemporanea. Qui ogni pizza è uno spettacolo – e ogni assaggio, una piccola dichiarazione d’amore per la città.

Pizza Gennaro (omaggio gourmet allo chef Massimo Bottura)

La mia scelta cade sulla pizza “Gennaro” (nota anche come Pizza Massimo Bottura), un omaggio gourmet che unisce tradizione e ingredienti d’eccellenza, dedicata allo chef Bottura che l’ha preferita per la sua complessità e autenticità.

L’impasto, realizzato con farina tipo 0 biologica e integrale, conferisce alla base un carattere rustico, profumi intensi e una struttura croccante ed elastica, ideale per sostenere guarnizioni ricercate.

Protagonista è il pomodorino giallo di Casa Barone, coltivato alle pendici del vulcano Somma-Vesuvio: dolce, aromatico e leggermente acidulo, illumina la pizza con il suo sapore unico e il colore vibrante, espressione del terroir vulcanico.

Al posto della mozzarella, una provola affumicata di latte misto di bufala del Matese regala sapidità e cremosità, bilanciando freschezza e carattere con un tocco affumicato.

A completare il gusto, il Cacioricotta di capra cilentana “I Filadelfi 1828” (Presidio Slow Food) dona note burrose, fragranti e leggermente piccanti, tipiche del formaggio artigianale di montagna.

Il tutto è esaltato da un filo d’olio extravergine di oliva italiano e da foglie di basilico fresco, che aggiungono aroma e freschezza erbacea.

La presentazione è elegante e rustica: il cornicione alto e ben alveolato accoglie un mosaico di colori caldi e naturali, dal giallo intenso del pomodorino al bianco affumicato della provola, al beige dorato del cacioricotta, con il verde brillante del basilico a completare il quadro.

Al palato, questa pizza offre un’esperienza multisensoriale: la rusticità dell’impasto integrale incontra la dolcezza agrumata del pomodorino, mentre la provola affumicata si fonde con la nota corposa e sapida del cacioricotta, il tutto bilanciato dalla morbidezza e dall’acidità controllata, sostenuta dall’olio e dalla freschezza del basilico. È una pizza che racconta il territorio e l’artigianalità campana, valorizzando ingredienti selezionati in un equilibrio di tradizione e innovazione, degna di una dedica a un grande chef come Bottura.

Tradizione partenopea e creatività brassicola

In abbinamento alla pizza “Gennaro”, la mia scelta è ricaduta sulla Birra Artigianale Sorbillo Red Strong Ale. Questa birra, dal colore ambrato intenso e dalla schiuma compatta, accoglie con profumi caldi di caramello, frutta secca e leggere note tostate.

Al sorso, la Red Strong Ale si presenta corposa ma armoniosa, con una piacevole dolcezza iniziale che lascia spazio a sfumature di malto, un accenno di tostato e una chiusura lieve, appena amaricante. La struttura piena e il calore alcolico ben bilanciato sottolineano e accompagnano la ricchezza della pizza, sposandosi perfettamente sia con la dolcezza dei pomodorini gialli che con il carattere deciso del cacioricotta e della provola affumicata.

La birra brandizzata “Sorbillo” nasce da solide collaborazioni con birrifici indipendenti di alta qualità, come il Birrificio Paul-Bricius di Ragusa e il Birrificio Fratelli Perrella di Ospedaletto, in provincia di Trento. Queste realtà artigianali hanno dato vita a creazioni uniche che si integrano perfettamente con l’eccellenza della cucina napoletana. Il risultato è un connubio intenso e avvolgente, in cui pizza, formaggi e pomodoro si esaltano reciprocamente nel ventaglio aromatico della birra, regalando un’esperienza gustativa completa e autentica, simbolo della migliore convivialità partenopea.

Dall’impasto perfetto al comfort acustico…

In luoghi iconici e votati all’eccellenza, dove si è disposti a lunghe attese per piatti di altissimo livello (ringrazio Antonio di “Villa Miriam” di Gragnano per aver gestito con cura le nostre prenotazioni da Jolanda), non si riscontrano veri difetti. Pizzaioli e personale sono altamente preparati, attenti alla qualità e all’accoglienza.

Un piccolo neo però c’è, soprattutto nella grande sala di Jolanda (francamente non rilevato presente nella sale  di Sorbillo): il livello di rumore è piuttosto alto. Parlare con amici o famiglia richiede di alzare la voce, creando un circolo vizioso di chiacchiere sempre più forti, che complica anche il lavoro dei camerieri, costretti a gestire questo “concerto” di fondo e a volte ad acquisire male le comande.

Non me ne vogliate, ma ne farò una piccola battaglia personale: se il cibo è incontro e convivialità, serve anche un comfort acustico che permetta di ascoltarsi senza urlare. Un intervento di insonorizzazione, per fortuna poco costoso, restituirebbe il vero piacere del mangiare insieme e valorizzerebbe ancor più questi luoghi d’eccellenza.

Non solo Campania: due luoghi simbolici per tutta l’Italia

Jolanda 1989 e Sorbillo sono una meta, ma anche un punto di partenza: che veniate da Nord o da Sud, il Ferragosto in questi templi del gusto diventa occasione per assaporare convivialità, talento, passione e la certezza che la cucina italiana, anche quando si fa innovazione, rimane sempre fedele a sé stessa.

Ferragosto, in Campania, può anche essere questo: ritrovarsi attorno a un tavolo dove ogni morso è radice e futuro.


Buon appetito e buon viaggio!

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