Cioccolati del Mediterraneo 2026
Maglie diventa il cuore del cacao d’eccellenza
C’è qualcosa di speciale nell’aria a Maglie, ogni volta che marzo si avvicina. Non è solo il profumo di cioccolato che filtra tra i vicoli del centro — è qualcosa di più difficile da spiegare, qualcosa che assomiglia all’attesa. Quella bella, quella che vale la pena vivere. Il 7 e 8 marzo 2026, per la quarta volta, il Museo Archeoindustriale di Terra d’Otranto (MAITO) apre le sue porte a “I Cioccolati del Mediterraneo”: un evento che in pochi anni si è guadagnato un posto fisso nel calendario dell’enogastronomia italiana di qualità — e nel cuore di chi lo frequenta.
Ingresso libero. Perché la bellezza, quando è autentica, non dovrebbe avere un prezzo d’accesso.

Una cornice che racconta già tutto
Scegliere il MAITO come sede non è mai stato casuale. Uno spazio industriale riconvertito a luogo di cultura, dove il lavoro delle mani ha lasciato traccia nelle pareti e nel silenzio. Il cioccolato artigianale ha la stessa natura: è trasformazione, è processo, è memoria. Portare le grandi maison del cacao tra queste mura significa raccontare una storia doppia — quella del territorio che cambia senza dimenticarsi di sé, e quella di un prodotto che nasce dalla terra e arriva alla tavola attraverso gesti precisi, lenti, appassionati.

Il programma: due giorni da non sprecare
L’evento è organizzato da Confcommercio Lecce con il sostegno della Camera di Commercio e la direzione scientifica della Compagnia del Cioccolato. Il programma è denso, ma mai caotico: il sabato pomeriggio è il momento clou, con la cerimonia della Tavoletta d’Oro — il massimo riconoscimento nazionale per il cioccolato d’eccellenza — consegnata dal Presidente Gilberto Mora.
Grande novità di questa edizione è il Grande Spettacolo del Cioccolato: quattro pastry chef salentini — Agnese De Donatis, Roberta Bertoncello, Alessandro Franchini e Angelo D’Urso — in show cooking con ricette originali a base di cacao. Torna l’area abbinamenti con Gianni Strovegli e Anna Maria De Luca — Coordinatrice Nazionale delle Donne della Grappa e sommelier degustatrice — e debutta la nuova frontiera sensoriale: cioccolato e caffè, in collaborazione con Gaggia Milano. Per i più piccoli, i laboratori Sporchiamoci le mani e Dietro le quinte del cioccolato — perché la passione si coltiva da bambini.
Il mondo arriva a Maglie


Quello che rende questa edizione davvero speciale è la dimensione internazionale. Accanto ai grandi nomi italiani, salgono sul palco Alexis Zambrano, ricercatore specializzato nel cacao di alta qualità, e Douglas Dager, produttore impegnato nella valorizzazione del pregiato cacao criollo. Non capita spesso che il Salento diventi crocevia tra le piantagioni dell’America Latina e la tradizione cioccolatiera europea. Quando succede, vale la pena fermarsi ad ascoltare.
I protagonisti
🍫 Maglio — “150 anni di cioccolato, e ogni generazione ha lasciato il segno”

La storia di Maglio comincia nel 1875, quando Antonio Maglio sceglie Maglie — nel cuore del Salento — per aprire una locanda con cambio di cavalli. Un calesse, un nome, le fondamenta di qualcosa che nessuno allora poteva immaginare. È il figlio Giuseppe ad aprire il primo caffè con laboratorio di dolciumi in centro città. Poi arriva Dante — terza generazione, il vero artista di famiglia — che nei primi del Novecento avvia la produzione di liquori artigianali e intuisce nel cioccolato non solo un sapore ma uno strumento di conservazione e valorizzazione, iniziando a usarlo per ricoprire le specialità a base di pasta di mandorle e frutta candita. Una svolta che cambia tutto. Vincenzo, negli anni ’60, raccoglie quell’eredità e la proietta nel mondo moderno: intensifica la produzione, inventa nuove ricette, arricchisce la linea dolciaria e sceglie proprio il calesse del bisnonno come simbolo dell’azienda — un dettaglio che dice tutto su chi era.
Dagli anni ’80, i figli di Vincenzo, Massimo e Maurizio, prendono in mano il testimone. Oggi l’azienda è guidata da Maurizio con la sesta generazione — Vincenzo, Matteo e Benedetta — in un anno particolarmente significativo: il 2025 ha celebrato i 150 anni dell’azienda. L’unica realtà bean-to-bar in Puglia, con un approccio alla filiera che include la selezione diretta di varietà rare come il cacao Porcelana venezuelano e il progetto per il recupero delle piantagioni di cacao criollo autoctono. Con i Bernardi di Grottaglie, Maglio rappresenta l’asse portante della Puglia del cioccolato di qualità: due storie diverse, due province diverse, una sola visione. Il calesse sul logo non è nostalgia — è una bussola che, da 150 anni, indica sempre la stessa direzione: fare le cose bene.
🍫 Bernardi — “L’artigiano galantuomo che ha scelto la qualità come forma di vita”

Tutto inizia nel 1974 a Grottaglie, cittadina della provincia tarantina celebre in tutto il mondo per la sua ceramica. Il padre aveva un’attività nell’ortofrutta, poi un bar-gelateria. Sono i tre fratelli — Mimmo, Giuseppe e Ciro Bernardi — a intuire che in quel piccolo laboratorio di pasticceria c’è qualcosa di più grande. Un corso in Belgio sulla lavorazione del cioccolato, fatto dal fratello, accende la scintilla che non si spegnerà più. Da quel momento il cioccolato diventa il cuore pulsante dell’azienda: nel 2001 lo stabilimento raggiunge i 1.600 metri quadri, venti dipendenti e un fatturato in crescita costante.
La filosofia Bernardi è rigorosa e limpida: nessun grasso vegetale, solo burro di cacao, materie prime selezionate, lavorazione artigianale assistita da macchinari che non tradiscono mai la ricetta originale. Il cacao usato è di tipo Criollo — tra i più pregiati al mondo, non più del 2% della produzione globale. Ma ciò che rende Bernardi davvero unico è il dialogo costante con il territorio: i cioccolatini al Primitivo, al Negroamaro e al Moscato di Trani sono un atto d’amore verso la Puglia enologica, così come i raffinati inserti in terracotta e ceramica grottagliese che ornano le confezioni — un omaggio all’arte della città che li ha visti nascere. Oltre 150 varietà di praline e cioccolatini, ordini che arrivano da Francia, Germania, Canada e Emirati Arabi: Mimmo Bernardi ripete spesso che l’obiettivo è «rimanere piccoli artigiani». In un mondo che corre, è la scelta più coraggiosa che si possa fare. Con i Maglio di Maglie, Bernardi rappresenta l’altra metà della Puglia del cioccolato d’eccellenza — quella tarantina, nata tra ceramica e vigna, capace di parlare al mondo senza mai dimenticare da dove viene.
🍫 Amedei — “Il silenzio dei grandi”

Se esiste un posto in Italia dove il cioccolato è trattato con la stessa serietà con cui un sommelier tratta un Barolo d’annata, quel posto è Amedei, a Pontedera. Fondata nel 1990 da Cecilia e Alessio Tessieri — il nome è quello della nonna materna — l’azienda fa parte del tessuto produttivo della cosiddetta Chocolate Valley toscana e ha costruito nel tempo un primato che pochi al mondo possono vantare. Vincitrice di oltre 90 premi internazionali, tra cui il Golden Bean della London Academy of Chocolate — il massimo riconoscimento mondiale — più volte consecutivamente, è considerata da molti la migliore fabbrica di cioccolato al mondo. Cecilia Tessieri cura personalmente ogni fase della filiera: viaggi nelle piantagioni, accordi di esclusiva con i migliori coltivatori, selezione delle fave varietà per varietà. La lavorazione avviene interamente a Pontedera: torrefazione, molitura con macine di pietra, raffinazione e concaggio in vasche a temperatura controllata per circa 72 ore.
I prodotti iconici raccontano tre capitoli diversi della stessa ossessione per la perfezione: il Toscano Black, nella sua versione 100%, ha vinto la Tavoletta d’Oro con la menzione Cioccolato d’Eccellenza; il Porcelana — da fave venezuelane bianche rarissime, coltivate a oltre 1.000 metri di quota — è considerato uno dei cioccolati più esclusivi in commercio; il Chuao, da una piccola piantagione venezuelana accessibile solo via mare, è da anni la pietra di paragone per i degustatori di tutto il mondo. Tre tavolette, tre universi sensoriali diversi, un’unica firma. Giuseppe Vecchione porta a Maglie tutto questo: un livello di eccellenza che non ha bisogno di presentazioni, solo di essere assaggiato.
🍫 Simone Sabaini / Sabadì — “L’amico geniale di Cioccolati del Mediterraneo che ogni anno porta una rivoluzione”

Quattro edizioni, e — mi pare — quattro presenze. Simone Sabaini non sembra aver mai mancato un appuntamento con Maglie, e ogni volta è arrivato con qualcosa di nuovo sotto braccio. Fondatore di Sabadì a Modica, è stato tra i protagonisti del riconoscimento IGP del Cioccolato di Modica nel 2018 — una battaglia culturale prima ancora che burocratica, che ha ridefinito la storia della cioccolateria italiana reimponendo un prodotto crudo e ancestrale, figlio della civiltà araba e spagnola che ha attraversato la Sicilia: niente lecitina, niente burro di cacao aggiunto, temperatura mai superiore ai 40°C. Una reinvenzione, più che una tradizione.
Ma Sabaini non si ferma mai alla conquista già ottenuta. Nelle edizioni successive ha stupito ancora: con il vermouth siciliano bio abbinato al cioccolato, aprendo una conversazione sensoriale inaspettata tra due mondi che sembravano lontani; e poi con la frontiera dell’affinamento del cioccolato — un processo mutuato dal mondo dei vini e dei formaggi, che trasforma la tavoletta in qualcosa di vivo, in evoluzione nel tempo. Ogni anno una soglia nuova. Divulgatore, ricercatore e storyteller capace di far sentire ogni persona in platea parte di qualcosa di più grande: la sua presenza non è mai scontata — è una promessa di sorpresa.
🍫 Staccoli — Cioccolateria, Cattolica (RN) – «Paolo Staccoli: l’uomo che sussurra al cacao.»

Dal 1952, tre generazioni della famiglia Staccoli portano avanti una pasticceria artigianale nel cuore di Cattolica, in Romagna. Paolo — Maestro Pasticcere, Ambasciatore APEI e premiato tra i Migliori Pasticceri al Mondo a Host Milano 2023 — lo si capisce subito che è un uomo di scelte coraggiose: agli inizi della sua carriera, dopo i corsi di specializzazione tra Italia, Francia, Belgio e Spagna, rinunciò all’automobile per acquistare una temperatrice, la macchina per lavorare il cioccolato. Una scelta che dice tutto su chi è Paolo Staccoli.
Oggi quella testardaggine si chiama Fabbrica di Cioccolato bean-to-bar: le fave di cacao delle varietà pregiate Criollo e Trinitario vengono lavorate artigianalmente dalla fava alla tavoletta, senza additivi, con zucchero di canna biologico e un pizzico di sale integrale di Cervia. Il risultato sono oltre 50 praline fatte a mano, torroni a lenta cottura e creazioni uniche che raccontano il territorio — perché Paolo non lavora solo il cioccolato: gli parla.
🏅 Compagnia del Cioccolato — La voce più autorevole del cacao italiano
Era il 1995 quando a Perugia — città che il cioccolato ce l’ha nel DNA — un gruppo di venticinque amici appassionati fondava la Compagnia del Cioccolato. Il primo presidente fu Eugenio Guarducci, insieme a Roberto Bava e altri 22 soci fondatori. L’idea era semplice quanto rivoluzionaria: trattare il cioccolato con la stessa serietà con cui si valuta un grande vino. «Qualcuno ci chiama i sommelier del cioccolato», recita il sito ufficiale, «ma siamo molto di più».
In trent’anni l’associazione è diventata il punto di riferimento nazionale per la tutela e la promozione del cioccolato artigianale di qualità, con oltre mille soci tra appassionati, degustatori professionali, giornalisti e gourmet. Ogni anno esamina fino a 1.300 referenze di cioccolati italiani in commercio: solo i prodotti che superano l’85% del punteggio nelle schede tecniche di valutazione arrivano in finale per la Tavoletta d’Oro — un premio totalmente gratuito per i produttori, dettaglio che dice tutto sull’indipendenza e la credibilità dell’associazione. Mora, alla guida dell’associazione da anni, è oggi una figura riconosciuta ben oltre i confini italiani: nell’ottobre 2025 ha ricevuto un riconoscimento ufficiale dall’Universidad de Los Andes di Mérida, Venezuela, per il suo lavoro di selezione delle piantagioni di cacao ancestrale Criollo e per aver contribuito a migliorare i redditi dei campesinos locali attraverso disciplinari di coltivazione rigorosi. Un presidente che non si limita a degustare — va sul campo, a cercare la qualità alla fonte.
🎙️ Parola a Gilberto Mora
Lo abbiamo raggiunto in anteprima. Presidente della Compagnia del Cioccolato, sarà lui a consegnare la Tavoletta d’Oro sabato 7 marzo.

Il Mediterraneo sta diventando un polo d’eccellenza del cacao? «Per quanto riguarda il cioccolato d’eccellenza, dobbiamo fermarci al Salento con Maglio Arte Dolciaria e al distretto siciliano del Cioccolato di Modica. Il Mediterraneo ha poi alcuni poli importanti come la Liguria, la Toscana marittima, la Spagna, il Sud della Francia, Malta e Israele — ma non è ancora un polo d’eccellenza compatto.»
Come si sceglie chi merita la Tavoletta d’Oro? «Il criterio è esclusivamente qualitativo. Il livello medio si è stabilizzato intorno ai 10-15 migliori cioccolatieri italiani. Il Premio certifica la qualità del cioccolato italiano.»
Cosa ha reso questo evento un riferimento nazionale e dove può arrivare? «L’evento si è conquistato il suo spazio e segue la logica che caratterizza il lavoro della Compagnia del Cioccolato: ricerca e presentazione di cioccolatieri bean-to-bar, invito ai produttori di cacao internazionali, approfondimenti didattici, i grandi cioccolatieri italiani. Credo che manterremo gli incontri con i cioccolatieri e pasticceri locali.»
La nostra nota
Lo diciamo senza esitazione: Cioccolati del Mediterraneo è, per Wine Food Voyage, un appuntamento immancabile. Non solo perché accade a pochi chilometri da casa nostra, ma perché è uno di quegli eventi rari in cui la qualità degli ospiti, la serietà scientifica e la generosità dell’ingresso libero si sommano in qualcosa che ha davvero senso — culturale, territoriale, umano. La presenza di Zambrano e Dager trasforma Maglie, per due giorni, in un luogo dove il mondo arriva da solo. E noi saremo lì, con taccuino e palato pronti. 🍫
Maglie, 7 e 8 marzo. Ingresso libero. Non ci sono scuse.
Il cioccolato, quello vero, non si compra solo — si capisce. E per capirlo, ogni tanto, bisogna andare dove viene raccontato da chi lo conosce davvero. Quest’anno, quel posto è ancora una volta Maglie. Ci vediamo lì.



