Monteroni di Lecce e il turismo nella Valle della Cupa
Lo “Spirito Di-Vino” di Cosimo De Giorgi come innata indole di una destinazione turistica alternativa a Lecce
A pochi chilometri dal centro di Lecce, senza automobili né autostrade, esiste un paesaggio che racconta tremila anni di storia. Si chiama Valle della Cupa. Tra muretti a secco messapici, uliveti e cantine vinicole, villeggiature ottocentesche e borghi con corte, questo territorio attende ancora di essere letto come destinazione a sé stante, non come appendice della più celebre città barocca, ma come cuore pulsante di un’esperienza di turismo lento, autentico e rigenerante. Monteroni di Lecce ne potrebbe diventare il caposaldo naturale.

Il turismo di prossimità: una tendenza strutturale
Il turismo di prossimità non è più una forma di ripiego: è diventato un paradigma di viaggio. Secondo uno studio congiunto di ENIT e Touring Club, l’Italia è la destinazione preferita per il turismo lento da britannici (65%), francesi (51%) e tedeschi (49%). Nel 2024, il 78% dei viaggiatori italiani, la percentuale più alta d’Europa, ha dichiarato di voler sperimentare lo slow tourism nei prossimi anni. I dati evidenziano una domanda crescente di esperienze autentiche, a misura di persona e rispettose dell’ambiente, in netta controtendenza rispetto al turismo di massa.
In questo scenario, la letteratura scientifica sul turismo lento (slow tourism) individua nel modello CASTLE, Contaminazione, Autenticità, Sostenibilità, Tempo, Lentezza ed Emozione, le coordinate progettuali di un’offerta capace di valorizzare identità locali, artigianato, paesaggio agrario e patrimonio culturale minore. Sono esattamente le risorse che il territorio attorno a Monteroni di Lecce possiede in abbondanza.

La profezia di Cosimo De Giorgi: “spirito di-vino” come manifesto turistico
Nel 1878, il medico e naturalista salentino Cosimo De Giorgi pubblica, nel volume La Provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, un componimento poetico verista intitolato “La Scampagnata”. È un testo sorprendente: un intellettuale formatosi alla scienza si abbandona alla poesia per descrivere una gita fuori porta nella campagna leccese. Vi troviamo tutto ciò che oggi definiremmo un itinerario di turismo esperienziale: il paesaggio agrario della Valle della Cupa, le produzioni enogastronomiche (moscato, polli, pasticcetti), le testimonianze archeologiche di Rudiae, le botteghe artigianali di argilla, le cascine, gli orti, i giardini. De Giorgi chiama questa felice disposizione d’animo “spirito di-vino”: quell’indole spensierata di visita e scoperta dei luoghi della campagna leccese che è, a distanza di quasi centocinquant’anni, il manifesto fondativo di un turismo di prossimità ancora da costruire.
Il testo di De Giorgi può essere riletto come una prima mappatura delle risorse naturali e culturali del territorio: “serto di smeraldi che cinge il mio paese”, “muraglie messapiche, sepolcri scoperchiati, ruderi d’acquedotti, castelli smantellati”, “prati, giardini, orti, cascine, ville”. L’oceano di verzura descritto con ammirazione dallo scienziato è la stessa Valle della Cupa che oggi può diventare destinazione turistica.
“In fondo all’orizzonte il verde scuro degli ulivi lascia spiccare il contorno delle cupole di Lequile, le case bianche, le chiese e i campanili di Monteroni — l’insieme è bello, soprattutto nelle prime ore del giorno.”
— Cosimo De Giorgi, La Provincia di Lecce. Bozzetti di viaggio, 1882

Monteroni di Lecce: un caposaldo strategico
A otto chilometri da Lecce, Monteroni di Lecce è posizionata in modo ideale per chi voglia esplorare la Valle della Cupa senza dipendere dall’automobile. La presenza di una stazione ferroviaria sulla linea Lecce-Gallipoli la renderebbero raggiungibile agevolmente anche da turisti che arrivano senza veicolo proprio. È un elemento non secondario: il turismo lento chiede infrastrutture lente, e il treno è una di queste. La presenza del campus universitario dell’Università del Salento in prossimità del territorio introduce un fattore ulteriore: una comunità giovane, mobile, attenta alla sostenibilità e alla scoperta del territorio. Studenti e ricercatori costituiscono un pubblico interno di potenziali fruitori del turismo lento e, al contempo, possono partecipare attivamente alla co-creazione della destinazione, documentando il patrimonio, animando eventi culturali e fungendo da ambasciatori del territorio. Il borgo possiede una rete di servizi commerciali consolidata, panifici artigianali, ristoranti, pasticcerie, botteghe, e strutture ricettive di qualità come Dimora Levante, Villa Urso, Casina Farnarari e l’hotel Scacciapensieri (il cui nome non è casuale: richiama esattamente lo spirito sans-souci del paesaggio salentino). Questa rete garantirebbe al visitatore un’autonomia piena durante la sua permanenza, senza la necessità di tornare continuamente a Lecce.

Il Palazzo Baronale: la narrazione del territorio in un luogo
Al centro di Monteroni, il Palazzo Baronale Lopez y Royo rappresenta uno spazio potenzialmente straordinario per la narrazione del territorio. Il palazzo conserva al suo interno una discussa iscrizione romana proveniente dalla vicina città messapica di Rudiae. Questo patrimonio, ancora in larga parte non fruibile da un pubblico allargato, costituirebbe una risorsa narrativa di prim’ordine: l’arco temporale che va dall’età del Ferro alla municipalità romana, passando per il periodo messapico in cui Rudiae era uno dei centri più estesi della Puglia meridionale, potrebbe trovare qui la sua sede espositiva e interpretativa. Nell’ottica di un turismo lento, il Palazzo Ducale non deve necessariamente trasformarsi in un museo tradizionale. Potrebbe diventare un “luogo della narrazione”: uno spazio esperienziale in cui il visitatore viene introdotto alle stratificazioni storiche del paesaggio circostante prima ancora di mettersi in cammino o in sella. Un punto di orientamento che dia senso al percorso che seguirà, trasformando la gita nella campagna in un viaggio consapevole tra testimonianze messapiche, mura romane, sistemi di centuriazione, ville barocche e cantine vinicole contemporanee.

Archeologia dei paesaggi: Rudiae e la centuriazione
L’elemento forse più affascinante della Valle della Cupa è che il paesaggio che si attraversa oggi è direttamente leggibile come palinsesto storico. I muretti a secco che delimitano i fondi agricoli non sono solo elementi rustici del paesaggio: molti di essi ricalcano esattamente le linee della centuriazione romana della Penisola Salentina, il cui impianto risale probabilmente all’età graccana. Lo scavo del 2014 all’interno dell’area urbana di Rudiae ha portato alla luce un tratto stradale con crepidini in blocchi e carreggiata in scaglie di calcarenite: la stessa strada ancora visibile nelle geometrie dei campi. Come osservava il geografo del paesaggio agrario Emilio Sereni, il paesaggio è governato da una vera e propria “legge d’inerzia”: una volta fissate in determinate forme, le strutture agrarie tendono a perpetuarle anche quando siano scomparsi i rapporti tecnici e sociali che le hanno generate. I muretti a secco di Rudiae ne sono una testimonianza straordinaria: hanno mantenuto l’orientamento della divisione agraria romana per oltre duemila anni, stagione dopo stagione, rifacimento dopo rifacimento. La città messapica di Rudiae, situata a circa tre chilometri a sud-ovest di Lecce e immediatamente contigua all’agro di Monteroni, è uno dei siti più estesi della Puglia meridionale (circa 100 ettari). Era la patria di Quinto Ennio, il padre della letteratura latina. Le sue mura messapiche, parzialmente visibili e leggibili nel paesaggio, l’anfiteatro romano ancora in corso di scavo nel “Parco Rudiae”, le tracce delle necropoli: tutto questo può essere attraversato in bicicletta o a piedi lungo un percorso che parte da Porta Rudiae a Lecce e arriva al centro storico di Monteroni.

Lo Spirito Di-Vino: l’itinerario cicloturistico
L’itinerario cicloturistico “Spirito Di-Vino”, presentato nell’ambito della tavola rotonda “San Martino in Piazza” a Monteroni di Lecce nel novembre 2024, articola in due segmenti il tracciato proposto da De Giorgi nella sua poesia.
Percorso A: Lecce – San Pietro in Lama
Da Porta Rudiae si segue la via vecchia Copertino verso San Pietro in Lama. Il percorso attraversa immediatamente il territorio della città messapica di Rudiae, con i suoi muretti a secco che raccontano venti secoli di continuità agraria. Si snoda tra oliveti, pascoli rocciosi, casini e masserie di campagna. Segnaletica naturale del percorso è la cappelletta della Madonna del Pisello, in un contesto che custodisce la memoria della vocazione ortofrutticola della contrada. San Pietro in Lama, anticamente denominata San Pietro de l’Imbrici per la tradizione artigianale nella lavorazione dell’argilla, ancora ospita laboratori di ceramica e un borgo autentico.
Percorso B: San Pietro in Lama – Monteroni di Lecce
La Strada Provinciale 11 da San Pietro in Lama verso Monteroni è fiancheggiata da alcuni tra i più notevoli esempi di ville e casini di villeggiatura della Valle della Cupa: Villa Carelli Palombi (nota come Misrachi, dove è custodito un torso di statua di Artemide del II secolo d.C.), Villa Bruni, Villa Urselli, Villa Santorufo. Queste dimore, costruite dalle famiglie nobiliari leccesi per controllare le produzioni agricole, vanno intese nello spirito leggero del sans-souci: l’espressione “senza preoccupazioni” che dà nome a un fondo agricolo sulla stessa strada non è coincidenza, ma è la firma di una cultura della villeggiatura rurale che è esattamente quella che lo slow tourism vuole recuperare. Il percorso si conclude a Monteroni di Lecce, dove il visitatore può orientarsi nel Palazzo Baronale, degustare un vino locale alla Cantina Apollonio, assaggiare la pasticceria tradizionale da Vergari, lasciarsi accogliere dall’Enoteca Sorsi e Morsi e pernottare in una delle strutture ricettive del borgo.

Le produzioni vitivinicole: il Negroamaro come identità liquida
La Valle della Cupa insiste su un territorio di antica vocazione vinicola. La Cantina Apollonio, storica realtà produttiva di Monteroni di Lecce, è un punto di riferimento per la valorizzazione del Negroamaro e del Primitivo salentino. La presenza di una cantina vinicola radicata nel territorio, con produzione locale e possibilità di visita e degustazione, rappresenta un elemento fondamentale nell’armatura di un itinerario enogastronomico. De Giorgi nella sua “Scampagnata” è esplicito: i brindisi, il moscato che “lampeggia”, i palati che si animano, sono parte essenziale dell’esperienza della campagna salentina. Non si tratta di turismo enogastronomico come categoria separata, ma di un turismo del paesaggio in cui il vino è al contempo prodotto, memoria e rito sociale. La Tenuta Malcandrino, altro riferimento ristorativo del territorio, completa un’offerta in cui la tavola è parte del racconto territoriale.

Verso un prodotto turistico: possibilità e condizioni
Ciò che manca non sono le risorse: manca ancora un sistema di lettura integrata e una governance condivisa tra i comuni interessati (Lecce, Monteroni, San Pietro in Lama, Lequile, Arnesano). Il territorio possiede già quasi tutto ciò di cui ha bisogno per un prodotto cicloturistico e di turismo lento di livello europeo: accessibilità ferroviaria, sito archeologico rilevante, produzioni artigianali, cantine vinicole, ville storiche, strutture ricettive di qualità, una comunità universitaria attiva, ristoranti e pasticcerie di tradizione. Il modello da perseguire non è quello della destinazione satellite di Lecce, ma quello della destinazione indipendente e complementare: una meta capace di attrarre da sola flussi di turisti che scelgono la Valle della Cupa come base di soggiorno per uno o più giorni, visitando Lecce come escursione e non viceversa. Questo ribaltamento di prospettiva è la vera sfida e la vera opportunità. Le condizioni per farlo ci sono. Manca un atto collettivo di identità: che i comuni, le associazioni, le aziende agricole, le cantine, i B&B e i ristoratori del territorio riconoscano il valore di quanto possiedono e scelgano di raccontarlo insieme, con la stessa leggerezza spensierata con cui Cosimo De Giorgi, quasi centocinquant’anni fa, scelse di raccontare a un amico “un racconto, una fiaba, senza tono né boria”.
Lo spirito di-vino aspetta solo di essere imbottigliato.
Fonti e riferimenti
Adriana Valchera, “Archeologia nel paesaggio: la città di Rudiae”, in Paesaggi di pietra e di verzura, a cura di Francesco Del Sole, Gangemi Editore, 2023. — Dante Sacco, “La Scampagnata di Cosimo De Giorgi. Patrimonio rurale e co-creazione di valore tra ruralità e turismo culturale”, tavola rotonda San Martino in Piazza, Monteroni di Lecce, 15 novembre 2024. — ENIT / Touring Club Italiano, indagine sul turismo lento, 2023. — Booking.com, Travel Trends Report, 2024. — Emilio Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza, 1961.


